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Filtri ATEX: cosa sono e perché sono obbligatori in alcuni ambienti 

In molti settori industriali, l’aria che circola negli impianti non è semplicemente “sporca”, ma può diventare pericolosamente esplosiva. Polveri di legno, farina, carbone, alluminio, prodotti chimici, ma anche gas e vapori infiammabili, se miscelati con l’aria nelle giuste proporzioni, possono innescare deflagrazioni devastanti. È qui che entrano in gioco i filtri ATEX. Questi dispositivi non sono semplici filtri “rinforzati”: sono componenti progettati, testati e certificati secondo la Direttiva Europea 2014/34/UE (detta appunto Direttiva ATEX), per essere installati in atmosfere potenzialmente esplosive senza diventare esse stesse una fonte di innesco. Un filtro standard, con parti metalliche che potrebbero generare scintille o con accumuli di polvere che potrebbero surriscaldarsi, in questi contesti è un grave rischio. I filtri ATEX, al contrario, sono ingegnerizzati per eliminare qualsiasi potenziale fattore di accensione, garantendo la sicurezza di persone, impianti e ambiente. 

La Normativa ATEX 2014/34/UE classifica le zone di pericolo 

Per comprendere l’importanza dei filtri ATEX, è necessario conoscere il quadro normativo che ne regola l’uso. La Direttiva 2014/34/UE, recepita in Italia, classifica gli ambienti a rischio in base alla frequenza e alla durata della presenza di un’atmosfera esplosiva. 

Per le polveri combustibili, le cosiddette “zone” sono tre: 

  1. Zona 20: Un’area dove l’atmosfera esplosiva sotto forma di nuvola di polvere è presente in continuazione, per lunghi periodi o frequentemente. È la zona a massimo rischio. 
  1. Zona 21: Un’area dove, nel normale funzionamento, è probabile la formazione occasionale di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nuvola di polvere. 
  1. Zona 22: Un’area dove, nel normale funzionamento, non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nuvola di polvere e, se si verifica, è di breve durata. È la zona a rischio più basso, ma comunque pericolosa. 

Per i gas e vapori esistono le zone 0, 1 e 2, con logica analoga. Un filtro ATEX deve essere dichiarato idoneo per una specifica zona di pericolo. Ad esempio, un depolveratore installato in una segheria (polvere di legno, zona 22 o 21) dovrà avere una certificazione ATEX adeguata, come quella che F&F possiede per i propri filtri aria. La vostra dichiarazione TÜV IT 19 ATEX 068 AR Rev.1, valida fino al 2029, attesta che i vostri prodotti soddisfano i requisiti della direttiva per l’uso in questi ambienti critici. 

Filtri ATEX vs Filtri Standard: differenze progettuali cruciali 

La differenza tra un filtro standard e un filtro ATEX non è solo un “bollo” sulla targhetta, ma una serie di accorgimenti progettuali profondi. Mentre un filtro normale può accumulare polvere su superfici calde o generare scintille per attrito o scariche elettrostatiche, un filtro ATEX è studiato per prevenire ogni possibile innesco. 

Le principali differenze riguardano: 

  • Materiali conduttivi: i filtri ATEX utilizzano materiali (es. tessuti filtranti con fibre conduttive o mescole speciali) che disperdono l’elettricità statica, evitando l’accumulo di cariche che potrebbero generare una scintilla. 
  • Messa a terra obbligatoria: l’intero sistema (alloggiamento, elementi filtranti, condotti) deve essere collegato a un efficace sistema di messa a terra per scaricare qualsiasi potenziale elettrico. 
  • Protezione contro le fiamme: in caso di innesco accidentale all’interno del filtro (es. nel depolveratore), il filtro ATEX deve essere in grado di contenerlo e spegnerlo, impedendo che la fiamma si propaghi all’esterno. Questo si ottiene con sistemi di ventilazione della pressione (venting) o con valvole di arresto di fiamma. 
  • Limitazione della temperatura superficiale: tutte le superfici del filtro, anche in caso di malfunzionamento, non devono raggiungere la temperatura di autoaccensione della polvere o del gas presente. A tal fine, i materiali e lo spessore delle pareti sono progettati per dissipare il calore. 
  • Marcatura CE e Certificazione: ogni filtro ATEX è marcato CE e riporta una targhetta con i simboli specifici (es. il rombo con la “Ex”) e l’indicazione della zona per cui è omologato (es. II 2D per polveri in Zona 21). 

Applicazioni industriali dei filtri ATEX 

I filtri ATEX sono indispensabili in tutti quei settori dove si generano polveri o gas infiammabili. Conoscere le applicazioni aiuta a comprendere la rilevanza del tema. Ecco alcuni esempi chiave: 

  • Industria del legno: segherie, falegnamerie, produzione di pannelli truciolari e MDF generano polveri di legno altamente combustibili. I sistemi di aspirazione e depolverazione devono essere ATEX. 
  • Industria alimentare: mulini per la macinazione di farine e cereali, zuccherifici, produzione di caffè in polvere, mangimifici. Polveri di amido, farina e mangimi sono esplosive. 
  • Industria chimica e farmaceutica: produzione di principi attivi in polvere, resine, coloranti, cosmetici. Molte polveri chimiche e solventi sono infiammabili. 
  • Industria metalmeccanica e della lavorazione dei metalli: lavorazione di magnesio, alluminio, titanio e altre polveri metalliche, nonché processi di verniciatura a spruzzo (overspray). Le polveri metalliche fini sono particolarmente reattive e pericolose. 
  • Trattamento dei rifiuti e riciclaggio: impianti di compostaggio, trattamento di rifiuti solidi urbani e industriali, frantumazione di rifiuti ingombranti. Generano polveri e gas (es. metano) infiammabili. 

In tutti questi contesti, un sistema di filtrazione non ATEX rappresenterebbe una bomba a orologeria. La scelta di un fornitore qualificato come F&F, che fornisce filtri con la dichiarazione di conformità ATEX e li produce in un sistema di gestione certificato ISO 9001, è un atto dovuto per la sicurezza e la conformità legale. 

Come scegliere e gestire i filtri ATEX: i criteri fondamentali 

La scelta e la gestione di un filtro ATEX non possono essere lasciate al caso. Ecco i punti chiave da considerare. 

  • Analisi del rischio (DVR): il primo passo è la classificazione delle zone di pericolo da parte del datore di lavoro, come previsto dal D.Lgs. 81/08. Solo dopo aver stabilito se l’area è Zona 21, 22 o 20 (per le polveri), si può scegliere il filtro con la certificazione appropriata. 
  • Certificazione del prodotto: verificare che il filtro abbia la marcatura CE e la dichiarazione di conformità ATEX rilasciata da un organismo notificato (come TÜV, come nel caso di F&F). Non accettare dichiarazioni di sola conformità del produttore senza un organismo terzo. 
  • Compatibilità con la polvere o il gas: le caratteristiche della polvere (temperatura di autoaccensione, resistività elettrica, dimensione delle particelle) e del gas influenzano la progettazione. Il fornitore deve dimostrare che il filtro è adatto a quella specifica sostanza. 
  • Manutenzione e ispezioni periodiche: un filtro ATEX perde la sua sicurezza se non viene mantenuto. Le operazioni di pulizia, sostituzione dei mezzi filtranti e verifica della continuità di messa a terra devono essere eseguite da personale formato e secondo un programma definito. Particolare attenzione va alla procedura di sostituzione “bag-in/bag-out” per evitare la dispersione di polveri pericolose. 
  • Documentazione completa: il costruttore deve fornire un manuale di istruzioni in italiano che includa tutte le informazioni per l’installazione, l’uso, la manutenzione e le riparazioni in sicurezza. 

Affidarsi a un partner come F&F significa scegliere un produttore che ha investito nella certificazione dei propri filtri e che possiede le competenze tecniche per consigliare la soluzione più adatta alla propria specifica applicazione. La sicurezza in atmosfere esplosive non ammette compromessi: la scelta di un filtro ATEX certificato è un investimento obbligato per la tutela dei lavoratori e della continuità aziendale. Per qualsiasi esigenza di progettazione o adeguamento del tuo sistema di filtrazione, il team di F&F è a disposizione per una consulenza tecnica personalizzata.