Skip to content Skip to footer

ISO 16890: cos’è cambiato nella classificazione dei filtri per aria 

Dal 2018, il mondo della filtrazione dell’aria ha vissuto un cambiamento epocale: la norma EN 779:2012, che per decenni ha classificato i filtri per aria generale nelle famiglie G (grossolani) e F (fini), è stata ufficialmente ritirata e sostituita dalla nuova norma internazionale ISO 16890. Questa transizione, completata a livello europeo nel luglio 2018, ha introdotto un metodo di prova e una classificazione radicalmente diversi, basati sulle prestazioni del filtro nell’arresto di particelle di dimensioni specifiche (PM10, PM2.5, PM1) anziché su un’indice di arrestanza medio. Per i professionisti del settore, comprendere la ISO 16890 non è più un’opzione, ma una necessità per specificare, acquistare e confrontare correttamente i filtri. La normativa è applicabile ai filtri con efficienza compresa tra il 20% e il 95% per particelle di dimensioni comprese tra 0,3 e 10 micron, coprendo così la quasi totalità dei filtri per impianti di climatizzazione e ventilazione civile e industriale. 

Dai vecchi standard EN 779:2012 ai nuovi standard ISO 16890 

La differenza fondamentale tra i due standard risiede nel significato fisico della classificazione. La vecchia EN 779:2012 classificava i filtri in base a due parametri: 

  • Classe G (Grossolani, da G1 a G4): Basata sull’arrestanza media di polvere sintetica. 
  • Classe F (Fini, da F5 a F9): Basata sull’efficienza media per particelle di 0,4 micron. 

Con la ISO 16890, l’approccio è molto più vicino alla realtà ambientale e alla salute umana. La norma valuta il filtro in base alla sua capacità di rimuovere particelle di tre frazioni dimensionali critiche: 

  • PM10: Particelle con diametro aerodinamico ≤ 10 micron (raggiungono le vie aeree superiori). 
  • PM2,5: Particelle con diametro aerodinamico ≤ 2,5 micron (penetrano negli alveoli polmonari). 
  • PM1: Particelle con diametro aerodinamico ≤ 1 micron (possono passare nel circolo sanguigno). 

La classe assegnata al filtro corrisponde alla frazione per la quale raggiunge un’efficienza minima del 50% nel test. Un filtro può ricevere più classificazioni (ad esempio ePM10 ed ePM2.5) se supera le rispettive soglie. 

La corrispondenza tra le vecchie classi le nuove 

Una delle domande più frequenti tra i professionisti è: “A cosa corrisponde oggi un G4 o un F7?”. Sebbene la ISO 16890 scoraggi esplicitamente la conversione diretta perché i metodi di prova sono diversi, è possibile una corrispondenza indicativa basata su dati empirici. 

  • Coarse (polvere grossolana): Corrisponde approssimativamente alle vecchie classi G2, G3, G4. È la classe per i prefiltri, quelli che trattengono le particelle più grandi. Un filtro Coarse ha un’efficienza <50% per le PM10. Per fare un esempio concreto: il filtro sintetico FCS-ZS4 di F&F, omologato G4 secondo EN 779, rientra a pieno titolo nella famiglia Coarse secondo ISO 16890. 
  • ePM10: Corrisponde grosso modo alle vecchie classi F5 e F6. Un filtro ePM10 raggiunge almeno il 50% di efficienza sulle particelle da 10 micron. 
  • ePM2,5: Sovrapponibile alle vecchie classi F7 e F8. Un filtro ePM2,5 ha un’efficienza ≥50% sulle particelle più sottili, quelle che arrivano in profondità nei polmoni. 
  • ePM1: Equivalente alle vecchie classi F8, F9 e oltre. È la classe per l’aria più pulita prima della filtrazione assoluta (HEPA). 

Questa correlazione non è perfetta ma fornisce un utile riferimento per chi deve gestire magazzini con vecchie e nuove specifiche. 

Perché ISO 16890 è più significativa per la qualità dell’aria e la salute 

L’adozione della ISO 16890 non è stata solo una questione tecnica burocratica, ma risponde a un’esigenza concreta di allineare la misurazione delle prestazioni dei filtri con gli effettivi impatti sulla salute umana. Le particelle PM10, PM2,5 e PM1 sono le stesse citate dalle agenzie ambientali (OMS, Agenzia Europea dell’Ambiente) negli indicatori di qualità dell’aria urbana. Utilizzando la stessa metrica, diventa più semplice: 

  • Comunicare il valore della filtrazione ai clienti finali (facility manager, direttori di stabilimento, responsabili sanitari) che già conoscono i rischi del particolato sottile. 
  • Progettare impianti con target di efficienza basati su obiettivi di salute (es. ridurre l’esposizione a PM2,5 in una scuola o in un ospedale). 
  • Confrontare prodotti di diversi produttori su basi omogenee, superando le ambiguità dei vecchi metodi. 

In sintesi, ISO 16890 parla il linguaggio della salute ambientale, mentre EN 779 parlava un linguaggio puramente ingegneristico. 

Come scegliere i filtri in conformità ISO 16890: casi applicativi 

La scelta del filtro corretto secondo ISO 16890 deve partire dall’analisi delle esigenze di qualità dell’aria dell’ambiente da servire. 

  • Prefiltrazione in UTA per edifici commerciali o uffici: È sufficiente un filtro Coarse (ex G4). Il suo compito è proteggere le batterie di scambio e i canali dall’accumulo di polvere grossolana, senza pretese di filtrazione fine. I filtri sintetici a cella ondulata come la serie FCS-ZS4 di F&F sono la scelta ideale per questo stadio. 
  • Aree ospedaliere non critiche (ambulatori, degenza ordinaria): Un filtro ePM10 (ex F5-F6) garantisce una buona protezione da pollini e spore fungine, migliorando il comfort respiratorio di pazienti e personale. 
  • Sale operatorie e aree protette per immunodepressi: Qui si richiede una sequenza di filtri che parta da un ePM2,5 (ex F7-F8) e arrivi fino ai filtri assoluti HEPA H13/H14. L’ePM2,5 intercetta la maggior parte dei batteri e delle particelle veicolo di agenti patogeni. 
  • Industria farmaceutica e microelettronica: La combinazione può arrivare a richiedere un ePM1 (ex F9) o addirittura filtri ULPA (U15-U17) a valle, per garantire la totale assenza di particelle che potrebbero contaminare i processi. 

Le normative tecniche si evolvono per rispondere a esigenze più stringenti di qualità dell’aria e salute. ISO 16890 rappresenta il nuovo standard di riferimento per la filtrazione generale in Europa e nel mondo. Per chi deve ancora aggiornare le proprie specifiche tecniche, la consulenza di un produttore esperto come F&F è fondamentale per effettuare una transizione corretta, scegliendo filtri che non solo siano conformi, ma che garantiscano le migliori prestazioni per la specifica applicazione. 

Per supporto nella conversione delle vostre specifiche tecniche dalla vecchia alla nuova normativa, o per una consulenza sulla scelta dei filtri più adatti al vostro impianto in base alla ISO 16890, il team F&F è a vostra disposizione.